Critica a cura del Prof. Emidio Di Carlo

Perché una famiglia decide di emigrare dalla Repubblica Dominicana verso Caracas (Venezuela) per poi disgregarsi e lasciare che uno dei suoi componenti si trasferisca in Italia? Nella scoperta e nel divenire della pittura di Grey Estela Adames le risposte appaiono chiare.
Fino a 7 anni cresce nella Repubblica Dominicana, con i nonni contadini e nella natura selvaggia. Poi è a Caracas dove studia, fa la modella per alcune agenzie pubblicitarie, diviene operatrice nella catena alberghiera Hilton Suite e… conosce un italiano che la sposa e la porta nel sole mediterraneo dell’Italia, nella terra della Ciociaria.
Per la giovane donna è l’inizio di una nuova avventura, della nuova vita.
Se nel lontano 10 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo scoprì la Sua bella isola dominicana, molti secoli dopo Grey Estela può affermare di aver scoperto l’Italia e, come quanti approdano nello stivale, l’incanto del paesaggio l’ha incatenata senza possibilità di scampo; a causa dello spirito umano sensibile alla bellezza della natura, non da meno di quello artistico (scoperto) in crescendo.
Grey scopre avverte il pulsare del motore interiore quando è già madre; ancorché giovanissima scopre, in piena solitudine, le radiazioni emesse dal colore; ne è vittima inconsapevole e, per liberarsi dagli umori che ormai l’assalgono, inizia a dipingere.
Una dopo l’altra le tele si riempiono di “nudi”: modelli che evocano il proprio passato e che spesso attraversano la superficie del quadro uscendo o davanti a delle ipotetiche quinte teatrali. Quando dallo studio di posa apre la porta verso il “paesaggio” lo sguardo corre veloce, mentre l’animo vibrare, di fronte alle immagini che si propongono senza sosta. Gli elementi si sommano con un ordine esemplificante l’ansietà umana; i riscontri formali creativi, avanzano anche in primo piano, si moltiplicano.
Il colore accende ogni aspetto figurativo; giocando, appunto, le sue carte migliori in un piatto d’insieme che sembra voler trasbordare dal perimetro della superficie del quadro.
La calda e forte luminosità percorre ed anima la costruzione visiva..
L’arieggiante scintillante pennellata spadroneggia sugli elementi della natura, modulandoli ritmicamente nello spazio “infinito”; sicché quest’ultimo, anche nell’eccezione ipotetica di un apparente “non finito”,  resta, in ogni composizione pittorica, la sommatoria formale istintiva “del contenuto”, ponendo in second’ordine la motivazione originaria dell’insieme figurativo.
Il viaggio dalla Repubblica Dominicana in Italia di Grey Estela avviene ad un secolo di distanza da quello che Paul Gauguin effettuò dalla Francia verso Tahiti alla ricerca del popolo primitivo che viveva in simbiosi con la “natura selvaggia”. In quell’Eden dipinse “Waine no the tiare”, “La Orana Maria” (1981), “Manao Tutapau” dipinse “Ave Maria” , “La donna dei Maghi” (1896), “Da dove veniamo? Dove siamo? Dove andiamo? (1987); quest’ultima tra le opere più significative..
Tutta la produzione di Gauguin ha lasciato profonde tracce nell’arte del Secolo XX; specie allorché la corrente impressionista lasciò il campo all’Espressionismo.
Nel suo attuale percorso creativo, la Grey appare senza alcun dubbio già contaminata dalla “scoperta” dei luoghi del bel paese, dalla Ciociaria dove permangono molte tradizioni popolari. Il linguaggio pittorico dell’artista se ne avvantaggia, svelando una ancor più avanzata vena espressionista. Mentre dagli anni dell’infanzia trascorsi con i nonni riemergono le costanti intonazioni naive, il disegno pittorico attuale tende a recepire ed espandersi all’interno della cultura europea, con sempre più marcati accenti transnazionali.

Prof. Emidio Di Carlo
Università degli studi dell’ Aquila
Critico d’arte

By | 2015-06-12T13:38:51+00:00 marzo 20th, 2013|articoli|